" (...) I
goblinoidi sono fondamentalmente egoisti e paurosi: la loro intera società è basata su questi principi. Mai nessuno di loro rischierebbe la propria vita per salvare quella di un altro (...)"
tratto da "Sui Goblinoidi"
Una mano si mosse silenziosa a spostare i cespugli che gli impedivano la vista. La radura che si parava davanti era illuminata soltanto da un vivido fuocherello crepitante, poiché la luna era totalmente oscurata da nubi nere. Gli uomini erano
sdraiati tutti vicini, vestiti con abiti stappati in più punti, malconci e sporchi come schiavi. Un troll stava seduto a debita distanza dal fuoco, sonnecchiando. Era una creatura grossa e stupida, come tutti i troll, alta circa tre metri, capace di
mangiare qualunque cosa, comprese le pietre; la sua capacità di rigenerare le ferite in tempi prodigiosi, oltre alla sua incredibile forza, lo rendevano un avversario terribile. La mano spostò un altro cespuglio.
- Ci sono diversi sorveglianti -
sussurrò l'essere nascosto ad altre creature mimetizzate vicino a lui.
- Guru, dovrai creare il diversivo previsto, quando Rumb si troverà in difficoltà... - tacque un attimo - Non sbagliare!
Una goccia di sudore gli scivolò dalla fronte fino sul
collo, facendolo rabbrividire. - Tenetevi pronti al mio segnale... -
L'accampamento umano era in completa quiete. I sorveglianti guardavano a vista il troll e, a turno, perlustravano i dintorni. Gasran, sacerdote di Tharlag, dio dell'ordine e
della purezza, era contento. Era un uomo magro, con lineamenti sporgenti e capelli grigi, con gli occhi scuri perennemente in ombra, vestito con un'armatura lucente sotto il mantello bianco di pelliccia di volpe. Nell'ultima incursione avevano distrutta
una intera tribù di orchetti e goblin, depredato i loro tesori e bruciato tutto ciò che non aveva valore alcuno. I corpi dei morti erano bruciati nel rogo insieme a coloro che credevano di avere trovato la salvezza nascondendosi.
- Erano creature
immonde! - ripeté disgustato nella sua mente - Figlie del Caos aberrante, portatrici di morte e ignoranza! Sono una razza impura che deve essere purgata da questo mondo!
Tuttavia, la sua missione non era conclusa: il Medaglione che era stato mandato a
cercare non era ancora stato recuperato. Perlomeno, soltanto lui e pochi altri erano a conoscenza dei suoi tremendi poteri, e quasi sicuramente l'attuale proprietario non ne aveva alcun idea...
Un urlo lo riportò alla realtà. Un immenso orchetto, alto
più di due metri, era uscito dall'ombra e stava caricando le guardie, armato di due immense asce. Era un perfetto esemplare della sua razza: aveva la pelle verde e grossi canini sporgenti verso l'alto, lineamenti suini e il mento duro, e grandi orecchie
a punta. Era vestito con una pesante armatura di piastre, che gli copriva le spalle e il petto, rubata chissà dove a qualche cavaliere. Altri pezzi di armatura gli coprivano le gambe, lasciandone scoperto il retro. Nell'insieme era una visione paurosa.
Ogni volta che una delle sue asce si abbatteva su un nemico, questi crollava morto sul terreno polveroso. Sembrava implacabile, ma ormai l'intero campo era in agitazione. Nuovi guerrieri gli si avventarono contro, soverchiandolo con la sola forza del
numero.
- Ora! - urlò l'essere nascosto dietro il cespuglio. L'altra creatura annuì: le sue mani invisibili si mossero rapidamente e un turbinio di parole fuoriuscì dalle sue labbra. Immediatamente, una minuscola nuvola nera si addensò sopra le
fiamme. La pioggia scrosciò copiosa, come se una vera tempesta si fosse abbattuta sul fuoco, finché questi si spense lasciando le braci fumanti. L'accampamento fu avvolto dal nero manto della notte. Finalmente l'essere uscì dal suo nascondiglio. Per un
momento le nubi che coprivano la luna si spostarono facendolo intravedere: era un goblin alto un metro e venti o giù di lì, con la pelle verde e il naso appuntito e lungo, vestito con un pesante mantello nero con il cappuccio che lo confondeva con
l'oscurità, lasciando visibili solo le punte degli stivali gialli e infangati che portava. Ma i soldati erano troppo impegnati a inseguire l'orchetto, che aveva approfittato del buio per fuggire nel bosco, per notare la rapida figura che sgusciava via
veloce. Il goblin raggiunse il troll in pochi istanti, estrasse una spada e colpì con forza le catene che tenevano incatenato il suo compagno. Il metallo brunito non cedette al colpo ma il goblin vibrò e sussultò di rimbalzo.
- Zip! - gridò il troll
vedendolo.
- Zitto, stupido, o vuoi che ci scoprano! - lo ammonì il goblin.
- Oh, oh... troppo tardi... - ululò l'altro in risposta.
Una mano guantata si appoggiò sulla spalla di Zip e lo sollevò con forza dal terreno.
- Tu, misera creatura,
come osi opporti al volere di Tharlag? - gli occhi di Gasran bruciavano dall'ira. Scosse il goblin violentemente e gli aprì involontariamente il mantello. Un oggetto gli scivolò davanti alla faccia, arrestandosi a pochi centimetri dal naso.
- Il
Medaglione... - disse in un sibilo.
Zip scalciò violentemente, approfittando della distrazione del suo nemico, e lo colpì in pieno volto, liberandosi. Cadde sul terreno morbidamente e, con un unico movimento, alzò la spada e l'abbatté sulle catene,
che questa volta si spaccarono di schianto. Il sacerdote si riprese immediatamente.
- Guardie, era una trappola! - il furore traspariva dai suoi lineamenti contorti - Guardie! Guardie!
Il troll si rialzò goffamente dal terreno aiutandosi con le
mani. Zip fuggì veloce verso il bosco, seguito a breve distanza dal troll che avanzava con andatura dinoccolata.
- Ho preso Burp! - urlò Zip - Fuggiamo, presto!
Un goblin con una tunica nera troppo grande per lui si aggiunse ben presto al
gruppo.
- Avete visto? - disse con voce squillante - La mia magia ha funzionato!
- Bravo, guru! - replicò il troll con voce cavernosa e un tono addormentato.
- Zitti e correte, o ci prenderanno!- ordinò Zip - Dov'è Rumb?
- Grumf! - rispose
l'orchetto, che li aveva finalmente raggiunti dopo avere seminato le guardie.
Ben presto le voci degli inseguitori si fecero lontane, e poi scomparvero del tutto. Lo strano gruppo si fermo un momento in una radura.
- Bene, ci siamo tutti! - suggerì
Guru squittendo - Cosa facciamo, ora, Zip?
- Non lo so ancora... - rispose questi, assorto - Quel sacerdote sembrava di conoscere questo strano...
- ...Medaglione, si ho detto proprio Medaglione!
Nella sua tenda, Gasran stava lucidando il
suo scorpione, una specie di alabarda lunga più di due metri con una stretta lama ad una estremità. Era l'arma sacra dei sacerdoti del suo ordine, e veniva utilizzata per giustiziare gli impuri nel nome di Tharlag.
- Ne è sicuro, signore?
La voce
proveniva da un soldato biondo con una brillante armatura dorata. Non portava alcun elmo sui capelli corti, ma una fascia bianca con un simbolo che indicava il grado di capitano gli cingeva la fronte.
- Certo che ne sono sicuro, idiota! Sono anni che
lo sto cercando!
- In tal caso - replicò orgogliosamente - vado a dare disposizioni affinché si possa cominciare l'inseguimento di quelle creature. Detto ciò, ruotò sui tacchi in silenzio e usci maestosamente dalla tenda.
- Il tempo è venuto,
finalmente - sussurrò il sacerdote a se stesso - il tempo è venuto...