Onoratissimo Fratello, ti invio, scritto in tale barbaro modo, tutto ciò che ricordo della mia lunga vita….
Ricordo di essere nato in un posto lontano dal tempo e vicino ai sogni degli Dei, una Terra dalle brume feroci quanto dolci, dove gli uomini non hanno timore di vedere Cose ed Esseri per altri invisibili, Leprecauni o Folletti dal nome così dolce da sembrare note tessute nelle code delle stelle. Questo luogo venne ed è chiamato tuttora Inishmore, e tu sai che reca l'orgoglio di essere in quel Paese doloroso e forte che appone un tatuaggio nel cuore dei suoi Figli, combattenti per il Dio degli Uomini, l'Irlanda. Ma allora il mio popolo era libero..e nel mio risveglio fu doloroso apprendere la storia iniziata poco dopo la mia seconda morte.
Nacqui, nel 1066, anno della battaglia di Hastings, dove mio Padre raggiunse
gli Dei con la spada nella sua mano Destra. Nacqui dopo due sorelle, fui presentata
agli dei con il nome Kaj o'Donnell.
Nel 1075, le bestie del Nord che chiamate Vichinghi, già sconfitti nella Battaglia
di Clontarf nel 1014 ebbero una ripresa, e ripresero le scaramucce sulla costa;
durante una di queste, vari villaggi furono bruciati, e la mia famiglia con
loro.
Mi trovò nella neve a nove anni il Conte di Kilkenny, che mi trascinavo la spada
di mio Padre e la treccia di capelli rossi di mia Madre: il conte mi portò con
sé e mi educò - avendo io guardato con orrore i vestiti lunghi e avendo fatto
a pezzi con la spada le bambole - come scudiero al servizio di suo figlio. Appresi
l'Arte della spada, ma scoprii anche i manoscritti nel salone del mio padre
adottivo, dove si narrava di draghi, di incantesimi, di quelle congiunzioni
degli Astri che conducono alla Saggezza, e scoprii gli scritti di un mago che
parlava con parole di fuoco, Aristotele; crebbi cercando altri scritti di quei
Maghi, ma non ne trovai.
Nel 1094, chiesi di potere terminare il mio apprendistato con un anno di pellegrinaggio, per cercare altri di quei Maghi della Parola e della Mente, ed educare la mia spada e il mio cuore.
Passai in Francia, in Belgio, in Inghilterra e raggiunsi l'Italia, alla ricerca di frammenti della conoscenza di un mondo di splendore e di Uomini grandi, che usavano la spada allo stesso modo della loro Mente.
Conobbi il Dio Cristiano tramite un monaco che mi salvò la vita con le sue
erbe, e che mi trasmise quella conoscenza e l'amore per Monna Natura.
Seguii quello stesso monaco, per estinguere il mio debito della vita, e mi unii
alla torma del viaggio più folle e più glorioso che mille migliaia di anime
intraprendevano in quegli anni alla volta della Terra Santa.
Sempre in quel viaggio cercai della Conoscenza e il monaco mi parlò dei grandi Filosofi dall'antichità, favole brevi e semplici, nulla a che vedere con gli studi dei dotti, che sarebbero nati nel secolo successivo, ma sufficienti a placare il mio cuore e la mia testa.
In breve, a metà del viaggio, incrociammo le truppe di Ranieri, e la mia spada
fu notata.
Un anno dopo, venivo armato Cavaliere sotto le mura di Gerusalemme, e un anno
dopo ancora, a ventinove anni, entrai a conoscenza di un gruppo di cavalieri,
guidati da un uomo del Casato di Payns, che credeva nella Spada, nel valore
Santo delle Crociate, e nella Conoscenza.
Nel 1128, nasceva da questo gruppo l'ordine dei Templari, ma fino ad allora,
per me sarebbero cambiate molte cose…
I principi sui quali si basava il nostro gruppo mi garantiva l'accesso alla
Conoscenza della Filosofia e di quelli che ora chiamate scienze esoteriche;
secondo le Regole dell'iniziazione presi un secondo nome, Ariele; non mi piaceva
però la disciplina e la rigidità che regnava, e ebbi non pochi problemi a conservare
la privacy che mi era essenziale.
Con il passare dei mesi, molti giovani si aggiunsero a noi, e il Signore di
Payns partì per raggiungere consensi in Europa e a Roma, e nominò un Maestro
che ci guidasse.
Nella Confraternita di cui facevo parte, il Maestro era nominato solo sottovoce,
e di fronte al suo cospetto si chinava la testa. Il suo nome Yorik, la figura
formidabile, e le storie che narravano della sua spada e dei suoi Occhi erano
leggenda. Noi eravamo mere ombre da scacciare se davanti alla forza della sua
Luce. Circolavano strane storie su di lui, ma tutto nei suoi modi lasciava adito
a tali mormorazioni: le nostre manovre militari si svolgevano di notte, come
le preghiere e i periodi di studio, per me l'unica cosa che mi spingeva a restare,
e che mi diede la conoscenza dei Simboli, dell'arte delle costruzioni, di quei
calcoli mediante i quali le forme dell'uomo possono raggiungere Armonie in grado
di modificare le essenze. Conobbi i poeti e i vati di quell'enorme epoca che
fu serva dei grandi abitanti della Grecia moderna.
Ricordo una notte, vicina all'alba: ero intento a studiare un passo dell'Apocalisse
di Giovanni, il passo della Bestia che viene dal mare..mi era necessario trovare
una corrispondenza per un calcolo di anni da inserire in uno schema simbolico.
Repentino come lo spegnersi di una fiamma, avvertii un alone di potenza vicino
a me, mi girai e vidi Yorik che mi fissava. Mi sentii male a vedere i suoi occhi
nei miei, ma lui si girò prima che avessi la possibilità di analizzare cosa
stessi provando.
Da allora ogni volta che mi trovavo nella sala di studio al di fuori degli orari
consueti, all'alba, avvertivo di nuovo quella sensazione di oscura possenza.
Avevo nel frattempo raggiunto una buona padronanza dell'Arte della spada, avendo
la fortuna come gli altri Adepti di usufruire delle lezioni di un Maestro venuto
da una terra lontanissima, alto tre palmi e con gli occhi da lince, ma formidabile
e velocissimo.
Inoltre spiavo il Maestro per capire cosa fosse quell'emanazione che usciva
dai suoi occhi.
Cominciavo a pormi domande e ad essere inquieto; ad avere sempre più spesso
lo sguardo di Yorik addosso, ora anche quando combattevo.
Una notte, durante alcuni esercizi di allenamento tra di noi, lo sentii vicino:
estrasse la katana e toccò la mia spada, voleva dire solo una cosa.
Ritoccai la sua lama, non potendo rifiutare il combattimento da parte di un
Fratello più anziano, e tantomeno da Lui.
Ci mettemmo di fronte e ci inchinammo, e lui tracciò un cerchio con la spada
intorno a noi, del diametro di circa 6 metri. Poi scattò in avanti, quasi senza
muoversi e colpendo la mia spada, che miracolosamente resse; ma fu solo quello;
non ricordo molto altro, fino al colpo finale…… O invece no, ricordo qualcosa,
prima della fine: gli occhi di Yorik che mi fissavano, sospendendomi con la
loro forza fuori da un pozzo dentro il quale in condizioni normali sarei sprofondato
per sempre. Avrei ucciso per quegli occhi, e lui lo sapeva. Poi si mise a ridere,
di fronte ai Fratelli esterrefatti e disse: "siete ancora dei nani.."
Poi, non so quanto tempo dopo, se giorni, ore o settimane, aprii gli occhi
nel dormitorio del monastero che ci ospitava; non potevo muovere nulla, neanche
una mano, forse stavo morendo ..ed era Yorik che mi aveva ucciso, lo stesso
che ora stava tracciando simboli antichi sulla mia spada, apparentemente dipingendoli
con il mio sangue. Mi disse: "hai il viso di un angelo caduto ..sto per ucciderti,
e sto per resuscitarti.". Cercai di muovermi, ma con patetici risultati; il
suo viso si avvicinò al mio, vidi i suoi occhi diventare più neri ancora, e
mi morse sulla gola, forse per sempre. Dopo un tempo improponibile, rividi i
suoi occhi vicini ai miei: con la punta della spada si incise un labbro e mi
baciò.
Mentre morivo, rideva.
Sognai, credo…se nella morte si può sognare..
Lampi, luci, acqua di un lago durante un temporale estivo con i fulmini a colpirla..
colori di emozioni e visi nelle nuvole…La braccia aperte ad assorbire quelle
nuvole, vedere un fosso nero senza più fine.. a muovere il tempo col pensiero,
di un nembo essere vivo. Colori del viola, dell'oro, e creature nella mia spada.
Suoni…e odio per il mondo dei vivi, e per un sole morto da migliaia di anni.
Il dio apollo è morto, pensavo. La dea luna è viva e aspetta il nostro Dono.
Avevo sete.. di sapere, di vita e di morte. Vedevo la vita morta, e la morte
viva.. sorella incompresa da mostri viventi, con i denti più feroci dell'essere
più nero. Uccidono, perché uccidono la gioia e sacrificano la conoscenza, e
si legano di fuoco, che bruci la loro anima.
Resuscitai.
Yorik mi guardava, affascinato della mia seconda vita, e io lo guardavo, per
la prima volta, vedendo dietro ai suoi occhi i sogni che avevo appena sognato.
Mi alzai, dimentico di ferite che non c'erano più.. potenza e sapere, forse
sono vicino a voi.
Non volevo dire di cose che avvertivo per istinto, così quella notte non chiesi
nulla a Lui.
Quando l'alba si avvicinò, mi sentii molto stanco, e guardai con fastidio il
sole che stava sorgendo, così cercai Yorik, per sapere cosa dovevo aspettarmi
e fare. Mi disse: dormi. Il sole non può ucciderti, ma durante il giorno sei
come sei prima di morire, questo ti basti.
Quella notte ripresi le abitudini che avevo sospeso, scoprii, solo tre giorni
prima.
Senza pensarci, mi avvicinai ai miei fratelli. Si scostarono da me, e io vidi
nei loro occhi lo sguardo che avevano prima per Yorik. Cercavano di capire ..io
per loro ero morto senza speranza. Poi sentii dei commenti sui miei occhi, così
cercai un vaso d'argento per guardarmi ..avevo gli occhi neri, da grigi che
erano prima. Come Yorik.
Così passò un mese, durante il quale appresi cose che non credevo fossero possibili; seppi che le Essenze possono essere plasmate e comandate, che le creature animali più intelligenti potevano obbedirci, che potevamo intuire le emanazioni che uscivano dalle menti degli uomini, che sia Yorik che io, come suo figlio, potevamo comandare e uccidere con gli Occhi, quando non ci divertivamo con la spada. Conobbi la storia delle Stirpi dei Fratelli che calcavano la terra dai tempi del Primogenito, conobbi la Storia del nostro Clan, secondo Yorik, il primo, il più forte. Conobbi l'Amore, un amore delle Menti, non più dei corpi. Conobbi il modo in cui ci chiamavano gli uomini: Vampiri.
Ma negli ultimi giorni di quel mese di febbraio, lo vedevo inquieto, tormentato;
era un incubo per me e per gli allievi, che terrorizzava con le bordate della
sua spada.
Alla fine glielo chiesi, superando il rispetto con l'angoscia che provavo di
fronte alla sua inquietudine. Mi rispose.
"ora conosci le nostre stirpi, i nostri nemici e i nostri alleati. Ma i clan
possono odiarsi. Tempo fa, prima che tu nascessi la prima volta, un clan mi
giurò morte, in Italia, un clan potente dai tempi della nascita di Roma. So
che mi hanno ritrovato. E sento il mio nemico molto vicino, a pochi giorni da
qui, ma forse di meno, perché è ben schermato nella sua mente. Spero che non
conosca la tua esistenza, perché di fronte a lui sei meno di nulla. Sei nato
ora, contro i suoi secoli di storia. Io sono suo pari, ma di fronte ad una lotta
leale. Se deciderà di attaccarmi in gruppo, probabilmente sarà la fine. Perciò
domani notte lascerò Gerusalemme."
Finsi indifferenza "sciocchezze; forse ti posso salvare solo io..e non perderò
l'occasione di incontrare un onorevole membro di un altro clan". "Non puoi morire
una seconda volta".
Mi voltò le spalle. Eravamo nella biblioteca del chiostro, alle spalle una vetrata
di alabastro, da cui entrava nella Croce la luce della luna. Sull'altare era
appoggiato un libro delle Ore e le nostre spade. Le colonne che sostenevano
il soffitto non erano legate ad un soffitto piatto, ma ad archi che proseguivano
come la fine di un arcobaleno. Mi piaceva, era la rappresentazione di armonie
sagge e vetuste; altri luoghi come quelli, che esprimevano corrispondenze tra
mente e spirito dovevano sorgere; se fosse stato in mio potere, avrei tentato
di farmi messaggero di questo…Ricordo ancora quel momento, di bizzarra pace
tra due esseri che per antonomasia pace non conoscono. Lo ricordo bene, perché
fu l'ultima volta che vidi Yorik, il mio primo Maestro, mio Padre, mio Compagno,
mio Fratello.
Vidi i suoi occhi lampeggiare, terribili: "mi hanno trovato, sono qui, e sono
molti ..devi.." una forma nera enorme, spaccò la lastra di alabastro, e la Croce,
e precipitò acquattata sopra l'altare. Altre due forme seguirono. Da dietro
di noi la porta della biblioteca fu divelta dai cardini, e volò ad infrangersi
sulla parete opposta. I tre esseri non erano umani e neanche lontanamente animali,
ci guatavano laidi e immondi, e in quel momento dalla porta entrarono tre vampiri.
Il tutto era successo in pochi attimi, veloci anche per la nostra velocità.
Afferrai la spada, ma yorik mi fermò il braccio e parlò "sei ancora un vigliacco
vedo e non dimentichi. Onore non ne hai mai avuto.. affrontami da solo, idiota."
Si rivolgeva al vampiro in mezzo ai tre, che sembrava più vecchio di tutti noi,
nati nel pieno della giovinezza. Non vedevo il suo viso interamente perché celato
da un cappuccio, ma i suoi occhi verdi brillavano al buio. Stavo tremando senza
freni, quando yorik mise la sua mano sulla mia spalla. "affrontami da solo o
se vuoi con tutte le tue bestie immonde, ma fuori di qui" "hai paura finalmente
yorik, stai ritornando umano, ricordati che non possiamo amare, perché ci rende
deboli, e questa tua debolezza sarà la tua fine, e la mia più grande gioia sarà
vederti morire dopo tuo figlio." Il vampiro dal viso di vecchio sogghignò.
Poi le tre creature si mossero per colpirci. La prima perse quella che sembrava
la testa in pochi attimi, la katana di Yorik non perdonava, io mi limitati a
troncare un'ala membranosa della seconda, ma una zampata della terza mi sbattè
a terra lontano. Mentre mi rialzavo, vidi i due vampiri più giovani attaccarlo,
e lui difendersi per la vita, mentre il vecchio guardava sogghignando. Intanto
la bestia mi stava puntando, celandomi alla vista la scena. Questo mi rese furioso,
di una furia mai provata prima, caricai quella creatura, più grande di me quattro
volte, e le troncai la testa con la spada, e spingendola via con una spallata.
Il vecchio si girò verso di me, quasi sorpreso, mentre lo buttavo per terra
alzando la spada. Yorik urlò e uccise uno dei vampiri, ma nel frattempo, io
avevo gurdato negli occhi il vecchio. Mi paralizzai letteralmente, e mentre
yorik correva verso di noi, il giovane vampiro lo colpì alle spalle. Lui si
fermò solo un secondo, ma che bastò al vecchio per tirare fuori un paletto e
infilarglielo nel petto. Yorik urlò cadendo in ginocchio e il vecchio gli si
pose alle spalle, tirando il paletto e afferrandogli i capelli con l'altra mano
"ora morirai, ma prima vedrai morire tuo figlio". Nel frattempo ero sempre immobile
in piedi, ma vedendo il secondo vampiro che si avvicinava a me, ripresi il controllo
e mi posi a difesa. Combatteva meglio di me, maledizione. Mi mise al muro, e
e nello stesso momento il vecchio salmodiò qualcosa e la mia spada prese fuoco.
Il vampiro approfittò di questo per infilarmi la sua nel petto e insieme a questa,
un paletto come quello di yorik. Urlai anch'io e caddi a terra, senza riuscire
a sfilarmelo, e vidi urlare il mio maestro, e piangere. Il vecchio lo uccise.
Poi venne verso di me: "stai morendo, quando sorgerà il sole sarai esposto alla
luce e brucerai" in quel momento realizzai che forse non tutti i vampiri erano
relativamente immuni alla luce, come noi.
La finestra della biblioteca affacciava su uno strapiombo di decine di metri.
Il vampiro, ad un cenno del vecchio, mi sollevò e mi lanciò di sotto.
Rimbalzai diverse volte sulle rocce, e grazie a questo il paletto si sfilò.
Quando sorse il sole, ero ancora privo di sensi ai piedi della scarpata, ma
stavo già guarendo.
Quella sera stessa, ero al portone del monastero, a contemplare la carneficina
che i vampiri avevano operato indisturbati dopo di noi. Decine di giovani uccisi,
dio.. Corsi alla Biblioteca. I corpi delle creature si stavano liquefacendo
in liquidi immondi, ma il corpo di Yorik e quello del vampiro ucciso erano spariti.
Che cosa significava. Yorik mi aveva raccontato che a volte moriamo così, ma
in quel caso sarebbe rimasto il paletto a terra, e quello non c'era. Ma il cuore,
quel cuore che non batteva più da tempo, mi diceva che mai più avrei incontrato
il Maestro.
E questo, rispettato Fratello è il primo pezzo della mia vita che ricordo…poi
anni di buio. Di cui però conservo vivo il dolore della perdita di mio Padre.
Che tuttora non sono sicuro sia o non sia più o in torpore solitario in qualche
anfratto della madre terra.
Poi ci sono delle scene, come lampi in una notte buia. Scene di dolcezza e di dolore, di gloria e potenza, e di terrore per una vita quasi infinita.
…Sono passate Lune, Fratello Riverito, da quando ti scrissi la prima volta.
Scene e lampi di ricordo si susseguono come flash che mi accecano come la luce
del giorno, come lupi che mi svegliano quando il sole è alto. Ho ricordato molte
cose, ma non tutte.
Posso dare una traccia dei decenni che precedono il mio lungo Torpore, un simulacro
incompiuto di garze fragili; non avere la piena coscienza della mia vita, e
dei miei poteri mi rende furioso . Ma ho ricordato la notte della mia seconda
Morte, durata più di 500 anni.
Ricordare Quello è stato come riviverlo, e non mi ha permesso di cacciare per
giorni, mi è sembrato di rivivere tutto, se qualcuno mi avesse attaccato in
quel momento…. Ora va di nuovo bene, ma il desiderio di Vendetta si è fatto
più potente, anche se c'è la possibilità che stia inseguendo Fantasmi.
Lasciai Gerusalemme con la Spada di Yorik e pochi libri di Sapienza. Il mio
cuore, o quello che ne restava, non esisteva più. Sentivo l'amarezza della Perdita,
e se per me, caso raro, l'Abbraccio era stato un'evento traumatico ma non atroce,
sperimentavo il Nero ora.
Portavo con me - la mia spada e il mio bacio testimoni ed Esecutori - una Rabbia
terribile. Per molti anni viaggiai senza logica, uccidendo per vivere e per
morire, cercando la morte definitiva, sfuggendo i Fratelli, senza un Clan, senza
un Principe, dal momento che per il mondo non esistevo, creduto morto.
Vedevo crescere intorno a me eventi mortali terribili, vidi morire sterminati migliaia di giovani appena usciti dalla casa paterna. Vidi decine di volte l'atroce volto della Guerra, puttana dal volto di nemesi gloriosa.
Mi trovai alla fine a Parigi.
La notte a Parigi, alla fine del decimo secolo, era Signora, Grottesca e Malata.
La sua follia perversa placava la mia sete. Giravo per le strade in ebbrezza,
con gli occhi foschi di assassinio, forse più sano di tutta la laidezza che
mi circondava.
Quella notte stava finendo.. dietro ad un angolo sentii delle voci viscide di
vino guaire parole: "prete, non devi girare di notte da queste parti, o ti prenderai
gli ordini una seconda volta.." risate oscene.. girai l'angolo; davanti a me,
di schiena quattro giovinastri mezzi storpi e ignobili, armati di rozze sciabole,
davanti a loro un giovane novizio, alto, dagli occhi grigi penetranti, ma molto
molto giovane. Il novizio portava una spada.
Gli occhi di quel giovane ricordavano i miei, prima del Bacio, e la sua figura
mi faceva tornare in mente il monaco della mia giovinezza in Terra Santa.
Il giovane era già stato colpito una volta e non ce l'avrebbe fatta contro quattro
idioti rantolanti. Parlai: "feccia." Si girarono, li Guardai, e ne trapassai
uno con la spada, nel momento stesso.
Gli altri tre furono risparmiati.
Il ragazzo era caduto in ginocchio, sfinito, ma mi guardava con orrore. Ricomposi
il mio sguardo e gli parlai dolcemente. Lo portai nel posto dove stavo durante
il giorno, vicino al luogo dove sarebbe sorto il cantiere di NotreDame, e dopo
due giorni stava bene, avendo una buona costituzione.
Quando si potè alzare, mi guardò di nuovo negli occhi, e mi chiese chi fossi.
"un tempo conoscevo la tua Compagnia, giovane guerriero, ma noi non prendevamo
gli Ordini Superiori". Tracciai un simbolo di riconoscimento con la mano, e
i suoi occhi si spalancarono: "devi tornare a combattere, ci serve gente come
te, verrà un giorno che la gloria di Nostra Signora brillerà in Francia, ti
prego, ho bisogno di alleati". "la tua Vergine è potente, ragazzo, ma lo sono
di più la libertà, e l'Armonia dell'Opera. Posso aiutarti in questo, ma mai
tornerò." I suoi occhi brillanti mi stupivano, c'era vita dentro, ambizione
e coraggio.
Passammo mesi insieme, gli parlai dell'Opera, di Architetture, di Colori magici.
Lui mi parlò di quel Cristo e di quella Signora che venerava, che io rispettavo,
ma non potevo amare.
Sarebbe andato lontano. Una notte mi vide, donna e vampiro…cosa successe, sta
nei recessi di secoli fa, e non è bene ripescare gioielli sepolti. Mi chiese
una volta di diventare mio Figlio, ma io non acconsentii mai, e anzi colpendolo
ricordando Yorik.
Decise di partire, di mettere in atto un progetto che avrebbe portato alla Gloria
la sua Signora Vergine: edificare tante cattedrali, in Francia, esattamente
quante sono nella Costellazione, secondo quello schema astrale, utilizzando
le Architetture che io gli avevo fatto sognare. Lo lasciai andare, chiedendogli
solo di lasciarmi una di quelle Cattedrali, che sarebbe stata la Chiave per
cercare Yorik. Quella notte mi chiese ancora di diventare Fratello, e io di
nuovo gli risposi di non volerlo Condannare. Ma sentivo che avrebbe cercato
altrove.
Fu l'ultima notte che lo vidi Uomo. Negli anni successivi non ci incontrammo
mai, per quanto ci scrivemmo e io vidi e frequentai i suoi messi e compagni,
mentre lavoravo nell'ombra per la mia Costruzione di cui sto per narrare.
Ho saputo ora da un Potente Fratello, che me lo ha confermato, di averlo rivisto
pochi giorni fa, qui nella Santa città dove ci troviamo. Ci riuscì a diventarLo,
a più di metà dalla sua vita. Ma credo che abbia scordato la Sorella e la donna,
che non volle ucciderlo per l'eternità, e il Fratello che lo iniziò alla Grande
Opera, e alla conoscenza delle Essenze.
Così passarono decenni…le Cattedrali sorsero, per la ferrea volontà di quel
giovane.
Sorse anche la mia, l'unica cattedrale dedicata a Nostra Signora di cui non
si conosce il nome del Maestro Costruttore, che tutti ritengono compagno e allievo
di Suger, ma di cui nessuno ha mai saputo nulla.
Nostra Signora crebbe, Bellissima, di Amore e Conoscenza, l'Amore di quel giovane
Prete per la Signora, e il mio per la Conoscenza e la Vendetta.
Ci misi l'anima che avevo perso e tutta la Conoscenza dell'Opera e dei Fratelli
che avevo accumulato in più di cento anni di vita (se avessi saputo gli eventi…la
pazzia mi avrebbe presto catturato..ma ancora la preveggenza mi era preclusa..).
Nostra Signora di Chartres fu edificata nel 1194, sulle rovine di un Rogo,
che la mondò dai residui delle briciole del passato, per assurgere a tutta la
sua potenza di neonata Fenice.
Feci edificare la pianta a Pentagono, i colori di Nigredo, Albedo, Citrina,
Rubedo, la Forma del Drago che apre le ali nella pianta dei tre livelli delle
arcate.
Nel pilastro in corrispondenza con il Rosone della Facciata sud, nascosi della
Polvere di Proiezione, e in corrispondenza dei due predisposi un Sentiero: ogni
anno, un raggio di quel Sole che temevo, sarebbe entrato in un foro nel piombo
delle legature del Rosone, e avrebbe colpito un punto del pilastro, nel giorno
del Solstizio d'Estate.
Ciò non fu mera glorificazione di Architetto; in quegli anni, dopo decine di
Lune vedute crescere con la disperazione nella mente, avevo ritrovato quella
che si potrebbe definire una vaga forma di speranza…Rintracciare il mio Compagno,
mio Padre.
Avevo riletto con affetto, le pergamene di Yorik, che viaggiavano con me dalla
notte del massacro. Credevo di avere acquisito la padronanza di un incantesimo
potente, che mi avrebbe permesso di richiamare l'essenza di un Fratello. In
più, conoscendo il potere di Colui che lo aveva colpito, avevo appreso come
richiamare nella mia mente la sua Aura, ovunque fosse, anche Perduto. Se lo
avessi richiamato come Morto, sarei stato ucciso anche io.. ma per la Verità
sarei spirato volentieri.
Come dicevo, ogni anno un raggio di sole avrebbe colpito il nascondiglio della
polvere di proiezione, ma solo in un anno in particolare, alla congiunzione
di tre precise Stelle, mi sarebbe stato consentito di salmodiare l'incantesimo
necessario all'innescamento della proiezione astrale di yorik. Quell'anno sarebbe
giunto solo dopo decenni…..
Fratello..di quei duecento anni ricordo solo che crebbi in potenza e forza,
e che molte volte mi scontrai con esseri a me Fratelli. La stirpe di Caino ancora,
era condotta da Giganti, non da quei Nani che vedo oggi…
Conobbi Uomini e Donne degni da essere risparmiati, ed ebbi un Figlio, a Berlino..un
mortale che mi ricordava in minuscola frazione..la figura di yorik,e i suoi
occhi. Credo però che ora sia stato ucciso anche Lui, e non ho conoscenza di
suoi eventuali Figli..quanta morte..anche tra i morti..ne sono stanca…
(Pezzo Giovanna d'arco…..)
Ma, Fratello, io divago…tutto per non riandare a quella Notte..Dio..Dèi..lampi
di morsi Neri..Devo. Venne Quell'Anno: il 1429. Era il 21 Giugno. Era mezzogiorno.
Ero nella campata centrale di Notre Dame di Chartres. La cattedrale era stata
chiusa quel giorno, per mio ordine.
Era giorno, e presto il raggio di sole evrebbe colpito il foro del rosone.
Quel giorno, che aspettavo da duecento anni era giunto, con fatica, con dolore,
con gli ultimi mesi passati a combattere una Sorella Degenere..di cui ho rimosso
ogni cosa, tranne il volto..
Mi posi vicino alla traiettoria del Raggio di sole e aspettai recitando gli insegnamenti di Yorik..Una spada di Luce entrò, come Liquido Gabriele, saettando accanto a me. Colpì il pilastro. Dal marmo rosato si delineò un purpureo cerchio e una pallida nebbia. Salmodiai tre parole e strinsi i denti. Mi spostai di fianco e mi posi sulla traiettoria del Raggio di Sole. Non posso neache tentare di descrivere quello che provai al contatto con quella concentrazione di veleno..ma era necessario..finii di recitare le altre tre Parole..la nebbia si materializzò..e io mezzo cieco dal dolore, Lo vidi..mi fissava, il volto distrutto da centinaia di anni di agonia..ma non era morto..sentivo provenire la sua Aura da un posto che conoscevo bene e che stavo per localizzare nella mia testa..per alcuni attimi..i suoi occhi furono nei miei e il mio cuore, quel povero relitto, battè in un vecchio lago sotto la luna…caddi in ginocchio e piansi..guardandolo..allungando una sterile mano a toccare Ombre…Poi tutto accadde molto velocemente…qualcosa mi colpì..spostandomi di alcuni metri..caddi a terra..guardai il pilastro..tutto era svanito…
Davanti a me..una Donna, la Sorella che avevo combattuto..il volto di Bambina,
gli occhi di vecchia, le labbra di donna….rideva..intorno a lei molti compagni
e servi…avevo la spada al mio fianco..la spada di yorik. Ringhiai: "Se mai donna
fu più meschina, se mai Vampiro perse l'Onore..hai creato l'Inferno..non meriti
neanche quella morte che ora ti porterà con me..e questo è l'unico bacio che
avrai…adepta di Mormo..". La bestia dai tratti di femmina mi mostrò le zanne
e fece segno a quella moltitudine di muoversi….molti erano più giovani di me..e
di quelli ebbi ragione facilemente..passi esecrabili sul selciato di velluto
marmoreo di Nostra Signora..dio ci perdoni tutti. Anime perse che urlavano tra
volti di angeli..colpii molte volte, con quella spada che quel giorno sembrava
animata dal suo Primo Padrone..resistetti molto per chè era giorno e tra loro
ero il vampiro più resistente alla luce velata nella chiesa.
Ci riuscirono..sotto l'altare..ironia di un dio beffardo, caddi appoggiando
il mio laido sangue a una candida tovaglia ricamata da Vergini..ma sorridevo
ancora pensando a yorik..a quel giorno, nella Biblioteca, a quegli attimi di
Pace..e sorridevo alla Bestia Femmina, che si stava avvicinando con un Paletto…"Signora,
hai sempre peccato di mancanza di stile..un inchino alla tua originalità..come
stanno i tuoi amanti?"…avevo ancora la spada..con le ultime forze..la attaccai,
colpendola alla gola..urlò stridendo..ma i suoi accoliti fecero quello che lei
non era riuscita a fare…il mio cuore, per la seconda volta, fu trapassato da
un maglio di morte, ma quella volta, nessuna rupe mi salvò; mi avevano conciato
troppo male, e mi seppellirono, nella stessa cripta che avevo progettato, tra
gli angeli che avevo disegnato a carezzarmi lenendo, con le loro dolci fattezze,
il tormento dell'immortalità…Nero e Fiele per secoli, e la Viva Morte, una lama
di ghiaccio nel cuore…poi una pietosa mano, mi diede l'Oblio.
Fratello, scrivere è stato penoso. Il resto lo sai. Mi avete ritrovato voi..la spada e il medaglione. Ma scusami ora. Devo dormire. La mia testa necessita di un Velo di Oscurità per ritrovare la forza di vivere…………………………………………