Fantasmi a Roma - La testa di Beatrice Cenci


Questa storia è frutto dell'ispirazione avuta leggendo "Fantasmi e diavoli a Roma" ed. Paradisi. In una pagina è accennata la storia del fantasma di Beatrice Cenci, la più delicata tra quelle comprese nel testo. Visto che ero al mare con un block notes a portata di mano, in un'ora e mezza ho buttato giù gli appunti che sono di seguito elencati. Ovviamente persone, luoghi e riferimenti sono imprecisi in quanto frutto di un lavoro improvvisato, ma più che sufficiente per coinvolgere gli amici, quello stesso pomeriggio, a partecipare a questa nuova storia. Buona lettura e buon divertimento.


La testa di Beatrice Cenci (da "Fantasmi e Diavoli a Roma", ed Paradisi)Beatrice Cenci

La sera dell'11 settembre, nell'anniversario della terribile esecuzione della famigia Cenci, avvenuta nel 1599, può capitare di incontrare il lieve fantasma della giovane Beatrice: le lunghe vesti fuori moda fluttuano nel vento della sera, disegnando le forme acerbe, le lunghe gambe, le braccia sottili, il seno appena sbocciato. Una figura nemmeno tanto diversa da quella di un'infinità di giovani romane, toccate dall'indicibile magia dell'adolescenza che scivola verso la giovinezza. Nemmeno tanto diversa, se non per un particolare: Beatrice tiene con grazia tra le mani bianche e delicate il proprio capo reciso. Si aggira con passo lieve nei pressi del luogo dove sorse il grande palco di legno destinato ai supplizi, sul quale vide salire per prima, ormai folle per il terrore, la matrigna Lucrezia, giudicata colpevole, insieme con i giovani Cenci, della morte del violento Francesco, suo marito e padre dei ragazzi. Beatrice fu la seconda ed offrì spontaneamente il capo al carnefice; le ultime fatiche per il boia furono per il fratello Giacomo, mazzolato e squartato; le gambe e le braccia; staccate dal tronco a colpi di mannaia, vennero appese agli uncini che sporgevano dal palco, insieme con il resto del corpo, straziato e sanguinante. Accanto al patibolo, impietrito dall'orrore, condannato ad assistere allo scempio dei familiari, c'era Bernardo Cenci, poco più che un bambino, al quale era stata risparmiata la vita in considerazione, appunto, della giovanissima età. Ma Beatrice è pur sempre una fanciulla, ed una fanciulla assai bella; non c'è quindi da stupirsi se, nel corso delle centinaia e centinaia di anni trascorsi dal giorno della sua morte, abbia voluto, almeno una volta, concedersi una distrazione diversa dalle solitarie passeggiate notturne nei pressi di Castel Sant'Angelo. L'insolita "scappatella" avrebbe avuto luogo in occasione dell'ultimo giorno di Carnevale, un martedì grasso di alcuni secoli fa. C'è grande festa nel palazzo dei principi Borghese: le luci delle candele, il calore dei corpi, la musica e la folla di maschere sembrano nel loro insieme incarnare l'immagine stessa del Carnevale, con le sue sfrenate follie e gli illusori splendori che nascondono a malapena il germe della morte e della dissoluzione. E' su questo palcoscenico che Beatrice fa la sua comparsa. Questa volta la graziosissima testa è saldamente poggiata sulle spalle, elegantemente avviluppata nell'esotico, notissimo turbante; se non fosse per quella linea rosso sangue che le circonda il collo come un gioiello, potrebbe sembrare una mascherina come tante altre, anzi infinitamente più graziosa, Un leggero passo di danza, un'occhiata penetrante rivolta verso la "regina del Carnevale", Olimpia Borghese, che indossa un diadema di foggia barocca, ornato di acquemarine e rubini, un collier di smeraldi ed un bracciale di ametiste e diamanti, tutti gioielli appartenuti alla piccola Cenci, ed ecco che, tra un fruscio di taffettà, Beatrice è già scomparsa. Quanto alla festa, c'è da credere che fosse del tutto rovinata.)