La Walkiria


Walkiria Anche per "La Walkiria" Wagner riutilizza come fonte l'epica nordica della "Wolsungsaga" e dell'"Edda" antica e moderna. La scelta del mito consente al drammaturgo di liberarsi delle convenzioni del teatro contemporaneo, che ormai tendeva a forme di verosimiglianza realistica, e di ripristinare piuttosto un'aurea sacrale per la scena, con protagonisti di alto rango e di animo superiore, coinvolti in grandiosi conflitti.
Non a caso nella "Walkiria" si possono rintracciare anche elementi propri dell'epica mediterranea: la stessa protagonista, in quanto vergine guerriera, ha evidenti somiglianze con la figura dell'amazzone, il fatto che Wotan debba sottostare a costrizioni inaggirabili rimanda al rapporto degli dei greci col potere dominante del fato. Altra analogia si ravvisa nel sostegno o nella persecuzione che un dio può esercitare contro esponenti di stirpi subordinate.
E' da sottolineare la importanza della spada, che, infissa da Wotan nel frassino della casa di Hunding, può essere estratta solo dall'eroe piú forte e predestinato, cioè da Siegmund. La spada è per tutta l'epica il corredo essenziale dell'eroe combattente: non puó essere una qualsiasi arma di comune mortale, ma strumento dai poteri magici, adeguato all'eccezionalitá dell'eroe e delle sue imprese.
E' recuperata anche la tecnica tragica del racconto, con il personaggio che si diffonde in un discorso di illustrazione sugli antefatti della vicenda, ma soprattutto di riflessione sul senso piú profondo degli eventi in corso. Siegmund introduce ben due rievocazioni sul suo passato infelice di personaggio ramingo e perseguitato; piú importante ancora, e traboccante di drammaticitá, il racconto di Wotan, costretto ad ammettere le proprie responsabilitá. La sua ambizione di potenza, per la conquista dell'oro del Reno, ha innescato un processo nefasto, con inganni e tradimenti, destinati ad esiti letali per gli stessi dei, che ormai devono sperare solo nella nuova stirpe di eroi puri.
Da notare l'articolato trattamento dei personaggi. Siegmund e Sieglinde sono delineati con una psicologia elementare, piú vicina alla maniera antica; l'uno è il tipico eroe senza macchia e senza paura, l'altra non va al di lá del ruolo patetico attribuito al personaggio femminile. Di ben altro spessore sono i due veri protagonisti, Wotan e Brunhilde, che campeggiano nel II e III atto, l'uno calato in complesse meditazioni, l'altra volitiva e generosa fino al sacrificio.
La catastrofe della Walkiria è collocata nel secondo finale, quando, nel ribollire di una natura tempestosa, il ritmo della vicenda subisce una repentina accelerazione, con il convergere di tutti i personaggi principali, lo scontro dei due eroi e l'intervento di Wotan, proprio come Deus ex machina, che decide l'esito del duello.
Proprio in questo possiamo rilevare la differenza con la conclusione canonica della tragedia classica caratterizzata da uno scioglimento violento sul piano della azione. Come detto sopra questo avviene nel secondo finale, mentre il primo è dato da un denso dialogo tra padre e figlia che tocca questioni ultime quali il futuro degli dei e degli eroi ed in più rileva un fortissimo sentimento affettivo (qui Wotan bacia la figlia sugli occhi, mentre nell'antica saga la pungeva con una spina sugli occhi per farla addormentare).

Si veda la presenza fascinosa della natura, descritta esplicitamente nelle didascalie ed allusa palesemente dalla musica come proiezione dei sentimenti dei personaggi: i momenti tempestosi traducono le tensioni emotive in atto, il primaverile idillio notturno del finale primo asseconda la nascita di una irresistibile attrazione tra Siegmund e Sieglinde.


L'oro del Reno
La Walkiria
Sigfrido il conquistatore
Il crepuscolo degli dei