Il crepuscolo degli dei


Per il libretto dell'ultima giornata della Tetralogia Wagner ricorre alle già sfruttate fonti mitologiche dell'"Edda" antica e dell'"Edda" nuova, e in più ancora al "Nibelungenlied", e anche in parte alla "Volsungasaga". L'operazione è complessa, dal momento che il materiale di questi miti diversi è rielaborato più o meno liberamente, con spostamenti e contaminazioni in vista di quel di più di investimento simbolico che preme maggiormente all'artista e permette una ridondante polisemia secondo i vari livelli di fruizione tra cui si può muovere lo spettatore.
Dal punto di vista teatrale il "Crepuscolo" presenta un impianto decisamente più drammatico delle opere anteriori. Qui abbiamo sette personaggi fra maggiori e minori, senza contare le tre Norne e le tre Figlie del Reno, e la presenza anche del coro, prima assente. Si assiste ad una sequenza di azioni forti, con scene talvolta di crescente tensione. In realtà domina sempre la significazione simbolica secondo la concezione wagneriana dell'opera totale, che si impernia su configurazioni variegate, su rimandi ambigui e raddoppiamenti, di pregnante allusività.
Nonostante i tentativi di Wotan di ribaltare un fato inesorabile, l'empia sottrazione dell'oro del Reno ha messo in moto, come aveva previsto la terribile maledizione di Alberich nell'"Oro", una catena di disgrazie sempre più luttuose, provocate dalla dissennata brama di potere, che ha contagiato dei e semidei, innocenti e colpevoli, tutti impossibilitati a spezzare una spirale di colpe che porta alla rovina totale.
Neppure Siegfried, il puro eroe solare messo in campo da Wotan, può salvare la situazione: è riuscito a sconfiggere il drago, ma non a sconfiggere al male che lo investe nella sua negativa discesa verso gli uomini. Lo scioglimento catastrofico dell'opera dipende da un filtro, cioè da una magia: dal filtro versatogli da Gutrune su suggerimento di Hagen, che condanna all'oblio dell'amata Walkiria. Hagen, che tesse la tela malvagia, è l'antitesi speculare di Siegfried, in quanto figlio di Alberich, fratellastro di Gunther e Gutrune.
Il filtro è l'emblema della caduta, dal momento che porta l'inconsapevole Siegfried, l'ingenuo e disinteressato eroe a compiere tradimenti e prepotenze nei confronti di Brunnhilde. Siamo di fronte a un peculiare nodo tragico, rintracciabile in tanto teatro, antico e moderno: l'eroe, prima del tutto innocente, è invischiato in un processo perverso che lo coinvolge nel male, facendogli pagare un prezzo esorbitante.
La morte di Siegfried non comporta la vittoria del male, dal momento che i personaggi negativi sono tutti puniti. Ai due fratelli, esponenti di un genere umano segnato dalla pochezza, non viene neanche lasciato spazio: Gunther è ucciso sbrigativamente da Hagen e Gutrune si lamenta pateticamente in un angolo. Il silenzio è la condanna maggiore inflitta da un autore teatrale ai suoi meno amati personaggi. Neppure Hagen riesce ad ottenere ciò per cui ha tanto cospirato: l'anello ritorna anzi positivamente dove era stato rubato, cioè presso le Figlie del Reno, e le acque di questo, che sommergono la scena del gran finale cosmico, giustamente lo trascinano in una morte ingloriosa.
L'apocalittica conclusione, con Brunnhilde protagonista, non solo appare come un'esaltazione del valore eccezionale dell'eroe, ma si risolve in una sublime liturgia sacrificale: il fuoco della pira sale verso il cielo, bruciando anche il Walhalla, per una distruzione presentata esplicitamente come una purificazione e redenzione, secondo un'idea di cerimonia teatrale quasi religiosa, come nei riti e nei miti di tante civiltà del passato.


L'oro del Reno
La Walkiria
Sigfrido il conquistatore
Il crepuscolo degli dei