Tolkien e gli Alberi
A chiunque è successo di fermarsi a contemplare un vecchio albero. Sebbene ce ne siano ancora molti, quello ci ha colpito, ipnotizzati con le sue verdi foglie. Abbiamo fermato il nostro procedere ed intrappolati in una sapiente tela magica, abbiamo guardato. L'albero sembra vecchio; sicuramente molto più vecchio di tutto ciò che c'è intorno, eppure è ancora forte, si erge eretto e la sua chioma sale fino al cielo. Quanti luoghi, persone avrà visto, sempre lì, immobile nel terreno. Avrà sentito molti suoni e discorsi in tutti questi anni, ed è bello pensare che ognuno di questi sia racchiuso nei suoi innumerevoli rami. È qui da sempre e sempre qui sarà, a meno che l'Uomo non decida che il suo tempo è finito. La sorpresa e lo stupore si trasformano in desolazione, poiché è emersa una crudele verità: solo una sega elettrica può penetrare il suo legno.
L'albero, allora, diventa Custode di un antico passato, racchiuso nel suo tronco; cresce e osserva incessantemente. Che meraviglia se solo potesse parlare, raccontare storie dimenticate, sfumate nel tempo! Ma la sua voce è il silenzio, perenne simbolo della nostra precarietà, della nostra rapidità nell'andare in luoghi lontani.
A tutto questo e a molto altro avrà pensato J.R.R. Tolkien, quando, per l'ultima volta, si fece fotografare appoggiato ad una vecchia quercia. Forse, allora, la voce dell'Albero, consapevole del suo imminente Ultimo Viaggio, l'avrà salutato, ringraziandolo
dell'affetto che egli aveva trasferito nelle sue storie.
Storia degli Alberi
Una rivincita impossibile: gli Ent
Lorien